L'amo e il pesce (ITA)

Lamo e il pesce

«L amo e il pesce» ha come sottotitolo «aneddoti bahá’í»: aneddoti di un arco di vita vissuta, negli ultimi quarant’ anni, all’ombra di un amore mai più lasciato, mai più tradito.
Augusto Robiati ha incontrato la Fede Bahá’í in una remota città africana, anzi questa Fede ha «incontrato» lui e non gli ha dato più requie, nel senso che gli ha cambiato la vita, le abitudini, il modo di pensare. Ne ha fatto perfino uno scrittore.
Uno scrittore semplice e piano, che va sempre al cuore delle cose, senza fronzoli, senza ambiguità o secondi sensi: un vero seguace del detto evangelico «pane al pane vino al vino». E dotato anche di un’invidiabile memoria; di quei remoti episodi che lo condussero passo dopo passo ad abbracciare la Fede di Bahá’u’lláh, egli pare rammentare anche i minimi particolari e, a tanta distanza di tempo, ce li sa dipanare innanzi agli occhi con la freschezza di un vissuto recente.
Anche la freschezza della sua fiducia in Dio e nella preghiera permeano queste pagine: guardate per esempio gli esempi narrati nel racconto «Il Tappo», quello del serbatoio bucato che perdeva benzina nel bel mezzo di una radura africana, e l’altro del libretto bancario di risparmio smarrito nella civilissima Milano. Certo, noi Bahá’í non diamo un valore miracolistico alla preghiera, ma confidiamo che essa possa aiutarci nei momenti del bisogno, soprattutto quando il cuore di chi prega sia sufficientemente puro.
Robiati ama molto la sua famiglia, e direi che, insieme a lui, i suoi cari sono un po’ i protagonisti di questo libro; e, insieme a loro, una folla di personaggi «minori», i suoi compagni di viaggio, di questo viaggio che ancora dura al servizio di una Fede tanto amata...

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